The Metamorphic Voice of Barbara Strozzi: Performing Irresolution in Text and Song, La Contesa del canto e delle lagrime (1638)
Publication
, Journal Article
Driscoll, K
Published in: altrelettere
Questo saggio esamina l’autocostruzione autoriale di Barbara Strozzi nei suoi libri musicali a stampa, con particolare attenzione alla resistenza che dimostra verso la risoluzione, esemplificata da La Contesa del canto e delle lagrime (1638), una disputa ideata per lei dai membri dell’Accademia degli Unisoni di Venezia. Attraverso l’analisi delle dediche, delle scelte poetico-musicali e delle molteplici personae vocali, il saggio mette in luce l’interesse di Strozzi per l’ambiguità, l’inadeguatezza espressiva e l’affetto irrisolto. Invocando modelli autoriali come Saffo ed Euterpe, Strozzi adotta una voce metamorfica — al tempo stesso compositrice, interprete, critica, lettrice e ascoltatrice — che sfugge a identità estetiche o di genere fisse. Le analisi di Lagrime mie, Giusta negativa e L’Astratto mostrano come Strozzi metta in scena l’insufficienza tanto del canto quanto del pianto nel veicolare la perdita, il desiderio e l’agire artistico. Lungi dal rafforzare la logica accademica del dibattito, con le sue nette vittorie e sconfitte, Strozzi valorizza l’irrisolutezza come modalità generativa. Le sue opere emergono così come luoghi di rivendicazione autoriale, che mettono in discussione quelle rappresentazioni maschili che la ritraggono come musa anziché artefice.
This essay examines Barbara Strozzi’s authorial self-fashioning across her published books of music, focusing on how she resists the impulse toward resolution epitomized by La Contesa del canto e delle lagrime (1638), a debate scripted for her by members of the Accademia degli Unisoni in Venice. Reading her dedications, musical-poetic settings, and vocal personae, the essay foregrounds Strozzi’s concern for ambiguity, expressive failure, and unresolved affect. Invoking authorial models like Sappho and Euterpe, Strozzi speaks with a metamorphic voice — at once composer, performer, critic, reader, and listener — who eludes fixed aesthetic or gendered identities. Analyses of Lagrime mie, Giusta negativa, and L’Astratto reveal how Strozzi dramatizes the insufficiency of both song and tears to mediate loss, desire, and artistic agency. Rather than reinforce the academic logic of debate, with its clear winners and losers, Strozzi privileges irresolution as a generative mode. Her works emerge as sites of authorial reclamation that challenge male-authored portrayals of her as a muse rather than a maker.